DIARIO DI VIAGGIO

7 giorni alle Isole Faroe

Martina V., Italy
30 Luglio 2018

Quest’anno devo ammettere che sono arrivata alle tanto agognate ferie senza nemmeno accorgermene, presa dagli impegni di tutti i giorni e stress lavorativo. L’unica cosa che il mio cervello era in grado di fare era mettermi ansia per l’aereo.

Ebbene sì ho ancora paura dell’aereo! Ogni volta. E più mi ripeto che andrà tutto bene più i voli sono movimentati. Questa volta, il volo Malpensa–Copenaghen è stato uno dei migliori mai fatti ma poi, arrivati all’aeroporto, ci hanno spostato il volo successivo di sei ore causa nebbia. In un nanosecondo la mia testa si è riempita dei pensieri peggiori (e anche quest’anno l’oscar come miglior regista di film mentali va a me! ). Ma va bene così, sono io, fa parte di me.
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Dopo un intero giorno di voli, finalmente atterrati. Welcome to the North. La nebbia, voli in ritardo o cancellati, ecco il primo segnale di chi comanda sulle isole: Madre Natura. Dopo aver recuperato i bagagli e fatto scorta di birra (sapevamo che nei supermercati non la vendevano) siamo andati subito al nostro appartamento. A parte la salita rompigambe per arrivarci, è meraviglioso, accogliente, caldo, intimo, con vetrate enormi che, tempo permettendo, ci hanno fatto ammirare uno splendido paesaggio durante i pasti, per tutta la vacanza. Quella vista mi ha regalato i migliori risvegli di sempre. La sera invece, ci lasciavamo coccolare dall’atmosfera delle decine di candele che accendevamo.

Amavo sedermi sulla poltrona davanti ad una vetrata enorme e godermi il sole di mezzanotte

Sabato 14 Luglio abbiamo visitato la capitale Tórshavn, molto caratteristica con un porto davvero carino. Le persone che abbiamo incontrato non sono state molte (ma va benissimo così), ci siamo fermati a pranzo in un locale molto bello dove ci hanno portato  nachos caldi con sopra il formaggio fuso. Una favola! Aperitivo che ci ha accompagnato poi per tutta la vacanza ! Sempre in questa giornata abbiamo ammirato una delle tante cascate che si possono trovare nelle isole; la cosa curiosa è che spesso scendono a balcone senza farci vedere cosa ci sia in alto,  sopra una montagna coperta da una fitta nebbia. Nel pomeriggio siamo stati a Tjørnuvík, un paesino con una spiaggia meravigliosa di sabbia nera. E finalmente eccole. Le vedo di nuovo: le sterne artiche uno dei miei animali preferiti, la  coda a due punte dona loro un’eleganza indescrivibile. Le vedevo tuffarsi in acqua alla ricerca di cibo e poi schizzare in aria e volteggiare con le loro piume color della neve, candide e libere, come danzassero. Sono arrivata a casa 🙂 Su quella spiaggia siamo stati in un ristorantino piccolissimo niente male, super accogliente e caloroso e come al solito con una vista incantevole.
La spiaggia di Tjørnuvík
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La nottata l’ho passata un po’ insonne causa ansia. Sono sempre io 🙂 Il giorno successivo ci siamo diretti all’isola di Eysturoy dove abbiamo percorso una strada panoramica a dir poco spettacolare con scorci suggestivi, di quelli scenari che lasciano a bocca aperta. Siamo arrivati così al villaggio di Gjógv. Si trova in riva al mare, circondato da scogliere e passeggiate che arrivano in cresta; purtroppo non mi sono fatta mancare delle belle vertigini che mi hanno bloccata qualche istante, ma passate quelle, sono stata ripagata dal sole che si è affacciato a riscaldarci e a colorare tutto il paesaggio. Mentre ammiravamo l’incresparsi delle onde del mare ecco il nostro primo incontro con i Puffin (pulcinelle di mare). Quei piccoli uccelli buffi e goffi dal becco e zampe arancione. Troppo lontani per esser fotografati ma comunque uno di quegli incontri che fa sempre bene al cuore. Nel rientro verso casa, ormai con la luce del sole più calda e le nuvole che si rincorrevano, nell’area nord orientale di Eysturoy abbiamo preso una strada panoramica che ci ha concesso di farsi ammirare in tutta la sua bellezza: infinite montagne interrotte da un fiordo che ci ha accompagnato fino alla fine del tragitto. Così sicuro di sé si faceva spazio fino a sfociare nell’oceano. Tornati a casa non poteva mancare il nostro nuovo aperitivo di nachos con formaggio fuso e una birra.

La sera prima di andare a letto ci siamo ritagliati un momento di relax con musica, candele e uno sguardo fuori dalla finestra. Quanto mi manca! Altra notte insonne causa un po’ di ansia ma questa volta è stato diverso. Questa volta, per la prima volta in tutta la mia vita, non l’ho combattuta, finalmente l’ho accettata, e sconfitta. Una vittoria che ha cancellato tutte le battaglie perse in precedenza. La magia, il potere di quelle isole, la loro natura straordinaria mi ha dato la forza per riuscire ad accettarmi così come sono e far sì che potessi passare il resto della vacanza tranquilla. Finalmente non mi sono dichiarata guerra ma mi sono abbracciata. Quella notte, quel momento non lo dimenticherò mai. Ormai l’aria e l’energia di quelle isole le sentivo dentro di me. Il lunedì siamo stati nell’isola di Vagar, la mattina a Gásadalur in cui si trova una famosa cascata che si lancia giù da una scogliera altissima fino a trovare il mare. E anche qui il sole che giocava con le nuvole ci ha regalato scenari stupendi. Si potevano fare un sacco di passeggiate sulle scogliere ma il vento era davvero molto forte e quindi ci siamo spostati e abbiamo fatto un percorso abbastanza tranquillo attorno il lago di Sørvágsvatn. Alla fine del tragitto ci siamo trovati sopra una scogliera dalla quale il lago si riversa in mare. Una scena incredibile! Una violenta cascata si gettava dalla scogliera per metri fino a fondersi e mescolarsi con le onde, le quali prendendo la rincorsa sbattevano violente contro le rocce risalendole fino ad arrivare all’altezza del lago quasi a voler scoprire cosa si nascondeva sopra. Non si sentiva nient’altro che qualche canto di uccellino e il rombo dello schianto delle onde. Non restava che aprire i polmoni e la mente e lasciarsi andare a tutto ciò. La sera, momento tisana, chiacchiere e poi finalmente un’intera notte di sonno.
Il lago Sørvágsvatn
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Il martedì ci siamo diretti all’isola di Kalsoy per ammirare la statua della donna foca a Mikladalur. Si racconta sia stata obbligata a vivere sulla terra da un uomo che si era innamorato di lei. Ma niente paura, poi riuscì a scappare a riprendersi la sua pelle da foca e ritornare nell’oceano dal suo vero amato. L’amore vince sempre! Ci siamo spostati poi a Trøllanes dove abbiamo fatto camminato verso il faro di Kallur. Arrivati in vetta alla la vista ci ha appagato. Il faro in punta circondato da scogliere altissime e dal mare fino a dove poteva arrivare lo sguardo. Eravamo solo noi! E uccelli che avevano nidificato nelle rocce e qualche pecora che senza paura si incamminava in cresta a mangiare probabilmente l’erbetta più verde. Io mi limitavo a guardarle con un po’ di invidia e a rispondere ai loro Beeeeeehhh. Con dei paesaggi del genere è impossibile non sedersi a contemplare il panorama a riflettere fino a perdere la cognizione del tempo che passa.
Il faro di Kallur
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Prima di rientrare a casa ci siamo fermati a visitare il paese disabitato di Múli (isola di Borðoy), dove ci siamo seduti in silenzio a guardare l’orizzonte. Dietro di noi montagne piene di ciuffi di fiori di cotone bianchissimi, quasi brillavano, e ondeggiavano accarezzati dal vento.
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Mercoledì siamo riusciti a raggiungere con il traghetto l’isola di Mykines! Questo significava solo una cosa: puffin!!! Il tragitto con la barca è stato piuttosto movimentato, un’altra prova per me! Dopo una ripida salita fangosa, abbiamo iniziato ad intravedere le colonie di pulcinelle di mare. Siamo stati ore a fotografare e filmare il loro volo poco aggraziato, l’atterraggio traballante e la loro dolcezza. Una delle cose che adoro è vedere gli animali nel loro habitat, uscivano dalle tane, si stiracchiavano per poi buttarsi dalla scogliera fino al mare e tornare nel nido con il becco pieno di sardine. Dopo averli osservati per un po’ notai che c’era una certa ripetizione nelle loro azioni e anche nella tratta del loro volo.  Troppo simpatici! C’erano anche sterne artiche, qualche skua, e colonie di sule! Che spettacolo! In quei momenti mi sono dimenticata del traghetto, della nebbia o della pioggia che a intermittenza scendeva. Tutto quello che mi circondava valeva tutti gli imprevisti, la paura o le intemperie. Il rientro in traghetto è stato tranquillo.
I puffin di Mykines
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Giovedì, purtroppo ultimo giorno, non potevo andarmene senza vedere una delle viðarlund (boschi piantati dall’uomo) presenti alle Faroe. Si trova nell’isola di Kunoy, cresciuta in una conca tra le montagne. La sua immensa energia si poteva respirare, unica. Queste fitte piante cresciute l’una sull’appoggio dell’altra, unite contro il vento. L’immagine di quel piccolo bosco in mezzo a montagne enormi che lo sovrastavano mi rimarrà per sempre nel cuore. Prima di lasciare quel posto ho abbracciato per un po’ un albero. Credo nella tree therapy. È stato un momento speciale.

Un bosco all’interno dell’isola di Kunoy
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Nel rientrare abbiamo bucato una gomma! Ovvio! Dopo aver chiamato l’assistenza è arrivato un faroese molto buffo che, dopo svariati tentativi, è riuscito ad aiutarci. Le scene esilaranti sono state molteplici. Come l’aver perso per strada una ruota mentre ripartiva che io e la mia compagna di viaggio gli abbiamo riportato poco più avanti facendola rotolare per una strada in discesa! Aahhaha Il giorno dopo siamo ripartiti per tornare in Italia. A distanza di una settimana ancora mi mancano i posti, le emozioni che ho provato in mezzo alla natura, i versi degli animali e del vento, il rombo del mare, i fiordi che giocavano a nascondino tra le montagne, l’aria fresca che mi riempiva i polmoni, quelle scogliere altissime che guardavano dall’alto il mare a volte minaccioso, mi manca come riuscivo a stare con me là, tutti i momenti che si avevano per riuscire a sentirsi, a stare nel momento. Mi manca quel tempo lento che si percepiva, la calma delle persone, il non fare programmi ma piuttosto piani alternativi. Le isole faroe sono state una grande scoperta di luoghi selvaggi e una conoscenza ancora più profonda di me. Mi mancano le risate, le chiacchiere i momenti trascorsi con persone speciali, la tisana pre-nanna, le candele, le passeggiate, quell’atmosfera di casa che si poteva sentire là e perché no, anche la nebbia, se condivisa. Quindi vi ringrazio isole belle per tutto ciò che mi avete permesso di scoprire. Grazie per essere state così preziose, per avermi fatto affrontare le mie paure e lasciare andare il controllo assaporando ogni momento, standoci dentro. Mi sono rigenerata, sono stati solo 5 giorni togliendo il viaggio, ma è come se fossi rimasta per un mese. Non mi ero accorta fino a prima di esser là di quanto avessi bisogno di staccare dalla routine e dal chiasso quotidiano. Mi sono ricaricata. Questi viaggi mi ricordano perché non bisogna smettere di essere curiosi ma continuare a scoprire il mondo. La realtà non è solo quella in cui viviamo ne esistono tante altre e sono bellissime. Sono grata per questa esperienza.